Le emorroidi nei bambini sono un disturbo poco frequente, soprattutto durante i primi anni di vita. Possono comparire più facilmente nei bambini in età scolare e negli adolescenti, talvolta in associazione a stitichezza, sforzi durante l’evacuazione e abitudini intestinali irregolari. La presenza di dolore, gonfiore o sangue, però, non permette ai genitori di riconoscere con certezza il problema.
Altri disturbi della zona anale, come le ragadi anali, sono più comuni e possono provocare sintomi simili. Per questo motivo è opportuno evitare diagnosi domestiche e riferire al pediatra la comparsa di sangue nelle feci, dolore persistente o una piccola protuberanza vicino all’ano. La valutazione medica permette di individuare la causa e di scegliere un trattamento adatto all’età del bambino.
Emorroidi nei bambini: che cosa sono

Le emorroidi sono strutture vascolari presenti nel canale anale. Diventano un disturbo quando si dilatano, si gonfiano o si infiammano. Possono essere interne, se si sviluppano nel canale anale, oppure esterne, se interessano la zona vicina all’apertura dell’ano. In età pediatrica le emorroidi esterne possono apparire come un rigonfiamento che diventa più evidente durante o subito dopo l’evacuazione.
La protuberanza non è sempre visibile al momento della visita, perché può ridursi spontaneamente. Se il gonfiore compare soltanto in determinate occasioni, il genitore può descrivere al pediatra il suo aspetto e la sua durata. Sarà il medico a stabilire se siano necessari una visita specialistica o ulteriori accertamenti.
Le emorroidi possono provocare fastidio, prurito o dolore. Un’emorroidе esterna trombizzata, dovuta alla formazione di un piccolo coagulo, tende a presentarsi come un nodulo teso e doloroso, talvolta di colore bluastro o violaceo. Non deve essere schiacciato, manipolato o trattato con rimedi improvvisati.
Nei neonati e nei bambini molto piccoli un gonfiore anale richiede particolare attenzione, proprio perché le emorroidi sono rare in questa fascia di età. Dermatite da pannolino, irritazioni, ragadi, infezioni locali e altre condizioni possono essere confuse con il problema emorroidario.
Cause e legame con la stitichezza
La stitichezza cronica è spesso associata ai disturbi della zona anale. Le feci dure e voluminose richiedono uno sforzo maggiore per essere espulse e possono irritare i tessuti. Anche trattenere le feci per paura del dolore può creare un circolo difficile da interrompere: il materiale fecale rimane più a lungo nell’intestino, diventa ancora più duro e rende dolorosa l’evacuazione successiva.
Restare seduti a lungo sul vasino o sul water, magari continuando a spingere, aumenta la pressione nella zona. È preferibile aiutare il bambino a costruire una routine intestinale regolare, senza fretta ma anche senza permanenze prolungate. Il momento successivo ai pasti può essere favorevole, poiché sfrutta il naturale riflesso che stimola l’intestino.
Un’alimentazione povera di fibre e un apporto insufficiente di liquidi possono favorire feci più dure. Anche alcuni farmaci, cambiamenti nella routine, viaggi, stress legato all’uso del vasino o il rifiuto dei bagni scolastici possono modificare la regolarità intestinale. Aumentare bruscamente le fibre senza offrire abbastanza acqua, però, può peggiorare gonfiore e disagio.
Esistono inoltre condizioni meno comuni che devono essere valutate dal medico, soprattutto se il disturbo persiste o compare insieme ad altri sintomi. Il pediatra considererà l’età, la storia clinica, la frequenza delle evacuazioni e l’eventuale presenza di patologie intestinali o epatiche. Il trattamento della causa è più utile del tentativo di ridurre soltanto il gonfiore locale.
Sintomi e differenze rispetto alle ragadi
Il segnale più caratteristico delle emorroidi esterne è una piccola sporgenza nella zona anale, che può comparire durante l’evacuazione e ridursi in seguito. Il bambino può riferire dolore o fastidio, prurito, senso di pressione oppure la sensazione di non essersi liberato completamente. Il sanguinamento non è sempre presente.
Se compare sangue rosso vivo sulla carta igienica, sulla superficie delle feci o nel water, non bisogna attribuirlo automaticamente alle emorroidi. Nei bambini la causa è più spesso una ragade, cioè una piccola lesione della mucosa anale provocata frequentemente dal passaggio di feci dure. La ragade tende a causare un dolore acuto durante l’evacuazione, che può continuare anche nei minuti successivi.
Il fastidio può indurre il bambino a irrigidirsi, incrociare le gambe o cercare di trattenere le feci. Questi comportamenti vengono talvolta interpretati come tentativi di evacuare, mentre possono indicare l’esatto contrario. Riconoscere la paura del dolore aiuta ad affrontare la stitichezza senza rimproveri o pressioni.
Prurito e arrossamento possono dipendere anche da dermatiti, detergenti aggressivi, infezioni o ossiuri. Una protuberanza, invece, potrebbe essere una piega cutanea residua, un prolasso o un’altra formazione. Solo l’ispezione del pediatra permette di distinguere disturbi che, osservati dai genitori, possono sembrare molto simili.
Cosa fare per alleviare il disturbo

Il primo obiettivo consiste nel rendere le feci più morbide e facili da espellere. Frutta, verdura, legumi e cereali integrali possono contribuire a un apporto adeguato di fibre, ma quantità e alimenti devono essere adatti all’età. Anche l’idratazione ha un ruolo essenziale: il pediatra può indicare quanta acqua offrire in base alla crescita, alla dieta, all’attività fisica e alla stagione.
Il bambino non dovrebbe essere costretto a rimanere sul water finché non riesce a evacuare. È più utile proporre orari regolari, una posizione comoda e un piccolo rialzo per sostenere i piedi, se necessario. Sentirsi stabile favorisce il rilassamento e limita gli sforzi eccessivi. Un atteggiamento tranquillo da parte dell’adulto riduce inoltre la tensione legata al momento del bagno.
Per l’igiene sono sufficienti acqua tiepida e una detersione delicata. Strofinare energicamente, usare salviette profumate o applicare prodotti irritanti può aumentare il bruciore. Un bagno tiepido può offrire sollievo temporaneo alla zona, senza sostituire la valutazione medica.
Creme per emorroidi, supposte, lassativi e clisteri destinati agli adulti non devono essere somministrati di propria iniziativa. Alcuni prodotti contengono principi attivi o dosaggi non indicati per l’età pediatrica. Se serve un farmaco per ammorbidire le feci o controllare il dolore, deve essere il pediatra a scegliere il prodotto e la modalità d’uso.
La maggior parte dei disturbi viene affrontata inizialmente con misure conservative e con la correzione della stitichezza. Le procedure specialistiche vengono riservate alle situazioni persistenti o più complesse, dopo una diagnosi precisa. Il trattamento chirurgico non rappresenta quindi una soluzione automatica e viene valutato soltanto dallo specialista.
Quando rivolgersi al pediatra
La comparsa di sangue nelle feci deve essere sempre comunicata al medico, anche se la quantità sembra limitata e il bambino sta bene. Una visita programmata può essere sufficiente se il sangue è scarso, il piccolo mantiene il comportamento abituale e non presenta altri disturbi. Il pediatra potrà osservare la zona anale e ricostruire le caratteristiche delle evacuazioni.
Una valutazione più rapida è necessaria se il sanguinamento si ripete, il dolore è intenso, il gonfiore aumenta oppure il bambino evita sistematicamente di evacuare. Febbre, diarrea persistente, pallore, debolezza, perdita di peso e dolore addominale ricorrente richiedono un approfondimento perché possono essere collegati a condizioni diverse dalle emorroidi.
Bisogna rivolgersi con urgenza al medico o al pronto soccorso se la quantità di sangue è abbondante, le feci sono nere, il bambino appare molto debole, perde conoscenza o lamenta un forte dolore addominale. Anche un sanguinamento associato a un evidente peggioramento delle condizioni generali non deve essere gestito attendendo che passi da solo.
Osservare colore e quantità del sangue, consistenza delle feci, frequenza delle evacuazioni e comportamento del bambino può aiutare il pediatra. Non è necessario ispezionare ripetutamente la zona o creare agitazione. Un approccio discreto, insieme a una valutazione pediatrica corretta, permette di individuare la causa e intervenire senza trasformare il momento del bagno in una fonte di ansia.
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